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EFFETTO DELLA TECNICA COLTURALE SULLA PRODUTTIVITÀ DEL BASILICO DA SEME

Tratto dall’articolo di Giuseppe Liberatore, Componente Gruppo Giovani C.A.C., disponibile sul decimo numero del 2024 di Sementi News 

Con l’avvento dei cambiamenti climatici, lavorare a cielo aperto diventerà sempre più difficile: stiamo infatti assistendo a un susseguirsi di annate agrarie all’interno delle quali è sempre più frequente il verificarsi di eventi “estremi”, fortemente impattanti sulle nostre produzioni. 

Questi eventi acquistano un peso ancora maggiore quando si lavora nel settore sementiero, dove la qualità del raccolto finale è un aspetto importantissimo, ma fortemente minacciato. Un aspetto da non sottovalutare riguarda sicuramente la tutela di una risorsa non rinnovabile come l’acqua, la cui disponibilità è influenzata dal minaccioso manifestarsi di questi eventi climatici, in quanto le precipitazioni non avvengono in maniera costante e omogenea, ma si assiste invece sempre di più a eventi estremi che non consentono l’idoneo incameramento di acqua nel terreno e/o in strutture di contenimento. Appunto per queste ragioni bisogna utilizzare l’acqua in modo responsabile, e allo stesso tempo individuare strategie in grado di generare un risparmio in termini di volumi utilizzati, mantenendo invariate le produzioni quali/quantitative delle coltivazioni. 

Per via di queste motivazioni, in prossimità della conclusione del mio percorso di studi, ho deciso di testare diverse tecniche colturali con l’obiettivo di ridurre l’uso di acqua di irrigazione rispetto alla coltivazione di basilico da seme, varietà greco. 

La sperimentazione è avvenuta durante l’annata agraria 2022/2023 presso i terreni della famiglia Liberatore, nell’areale di coltivazione di Palata, Molise (CB). 

Più precisamente, si è svolta in un’area circoscritta del terreno dove sono state designate 4 diverse tesi:

  1. Piante non pacciamate e non irrigate;
  2. Piante pacciamate non irrigate;
  3. Piante non pacciamate irrigate;
  4. Piante pacciamate ed irrigate.

Il materiale utilizzato per la pacciamatura è stato materiale vegetale, in particolare residui di frumento duro; l’inizio della sperimentazione è avvenuto al termine della fase vegetativa della pianta. Nelle settimane successive sono stati svolti rilevamenti bio-agronomici ai fini di monitorare l’andamento vegeto-produttivo delle diverse tesi, tra cui: lo sviluppo delle piante, le produzioni di infiorescenze, il peso delle infiorescenze, la produzione di semi, il peso dei semi e il grado germinativo degli stessi.

Sono emerse dalla sperimentazione differenze in termini di sviluppo vegetativo: le piante appartenenti alla prima tesi, già dalle prime settimane, iniziano a regredire nel loro sviluppo. Per quanto riguarda la fase riproduttiva, il numero di infiorescenze risulta maggiore nella tesi 4 (pacciamata e irrigata); la grandezza dei semi e il grado di maturazione invece risultano migliori nelle tesi non irrigue, probabilmente a causa della minor presenza di semi per infiorescenza. 

Si è potuto dimostrare come l’uso della pacciamatura abbia generato risultati positivi, con differenze sia visive che analitiche. Si può affermare che sicuramente i risultati riguardano una singola area di coltivazione e un solo anno di sperimentazione, ma gli stessi potrebbero assumere una rilevanza maggiore se si dovessero considerare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici in termini di precipitazione, e quindi di naturale disponibilità di acqua alle colture.

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