News

Notizie dal mondo C.A.C.

IL BIOCHAR IN AGRICOLTURA

Il termine “biochar” si riferisce a carbone vegetale prodotto attraverso la pirolisi (combustione a temperature elevate in assenza di ossigeno) di diversi tipi di biomassa vegetale, compresi residui e sottoprodotti agricoli (paglie, residui di potature, scarti dell’industria agroalimen tare, ecc.).

Dal 2015, il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha inserito il biochar nella lista degli ammendanti utilizzabili in agricoltura.

Distribuito in campo migliora la struttura del suolo e la sua alta porosità aumenta la ritenzione idrica del terreno diminuendo il fabbisogno di acqua. Possiede inoltre una forte capacità di trattenere gli elementi nutritivi, che rimangono quindi più a lungo disponibili per le piante con una significativa riduzione del fabbisogno di fertilizzanti. Tutto ciò si traduce in un aumento generale della fertilità del suolo e in una maggiore resistenza alle condizioni meteorologiche estreme, con una maggiore produttività agricola.

Ottimo è il suo utilizzo in combinazione con altri ammendanti organici quali letame e digestato.

Uno degli aspetti più rilevanti del biochar è la sua capacità di non essere degradato dai microrganismi del suolo e quindi di trattenere carbonio nel terreno per lungo tempo, invece di farlo tornare in atmosfera sotto forma di CO2 come nel caso del compost o dell’abbruciamento dei residui di potatura.

Questo processo non solo contribuisce alla mitigazione dei cambiamenti climatici ma riduce anche le emissioni di gas serra legate alle pratiche agricole convenzionali e l’Italia, impegnata negli obiettivi di riduzione delle emissioni, potrebbe beneficiare notevolmente dall’adozione diffusa del biochar.

L'importanza di essere certificati

Uno sviluppo sostenibile