Una tematica cooperativa non adeguatamente approfondita è quella che riguarda il ruolo dell’uso e della diffusione delle nuove tecnologie e delle innovazioni per poter garantire una crescita per le imprese agricole socie e per sviluppare nuova cooperazione.
In questo senso la Cooperativa Agricola Cesenate, nel corso dei suoi decenni di attività, ha fatto scuola per quello che riguarda il continuo miglioramento delle tecniche agronomiche di campagna, sia nell’uso dei corretti principi antiparassitari che nel miglioramento delle performance delle macchine operatrici per la raccolta.
Questo spirito innovativo e cooperativo, che avete dimostrato nella moltiplicazione sementiera e nella relazione con le grandi multinazionali, è un grande stimolo per Legacoop Agroalimentare su altri tre filoni alquanto importanti: le nuove tecniche genomiche, le nuove frontiere della meccanizzazione e la grande sfida della gestione dei dati.
Nei giorni scorsi è stato finalmente approvato il progetto nazionale che darà la possibilità al Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria di diventare punto di riferimento per tutti gli operatori del settore agricolo che vorranno cimentarsi nella grandissima opportunità delle nuove tecniche genomiche, senza rischiare di ripiombare nelle discussioni che, più di un decennio fa, avevano contraddistinto il dibattito sui temi della genetica.
Per noi sono la presenza e la garanzia pubblica sono fondamentali in questo nuovo percorso, che permetterà di ottenere varietà migliorate con una tecnica rispettosa dei processi naturali, con garanzie sicure per le persone che dovranno poi utilizzare e consumare questi prodotti.
Tale tecnica però non è di per sé risolutiva riguardo ai problemi odierni, che rischiano di peggiorare in futuro: penso alle nuove specie di insetti che attaccano le nostre produzioni e l’impatto devastante dei cambiamenti climatici derivanti dal riscaldamento globale. Dobbiamo infatti predisporre una batteria di “utensili” per combattere queste avversità, tra questi si annovera l’uso della robotica e dei droni che, supportata da nuove piattaforme di gestione del dato in nostro possesso, un dato rilevato quotidianamente, ci permette di avere un controllo maggiore sulle variabili che influenzano le nostre produzioni.
La dimensione media aziendale italiana non permette un’adeguata capacità di investimento per il singolo agricoltore e perciò vanno stimolate tutte le imprese associate, in complementarietà con le cooperative di riferimento, a fare un’analisi interna dei propri fabbisogni per individuare un comune percorso di avanzamento su questi temi.
Ancora oggi, nel 2025, in troppi pensano al nostro settore in modo sbagliato, con stereotipi legati a due secoli fa. Tocca però anche a noi dimostrare che siamo una frontiera avanzata nella produzione di applicazioni innovative per garantire il reddito dei nostri agricoltori, per una maggiore produzione alimentare e per una connessione ampia a tutti gli impieghi dei materiali che escono dai nostri campi.
Il settore primario ha veramente la possibilità di rimettersi al centro delle strategie innovative di sviluppo, sintetizzate nella parola bioeconomia, che possono essere la leva decisiva per attrarre ricercatori, giovani e innovatori in senso generale.
Persone che costituiranno una nuova classe di cooperatori di cui oggi sentiamo tremendamente il bisogno.