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IL PUNTO SUI DISTRETTI BIOLOGICI

Facciamo il punto sui distretti biologici con l’articolo di Luigi Lo Fiego tratto dal decimo numero di Sementi News del 2023.

Il 27 settembre 2023 la Regione Emilia-Romagna ha emanato la L.R. 75 “Disposizioni per la disciplina, la pro- mozione e la valorizzazione dei Distretti Biologici”, dotandosi di una legge che regola l’istituzione dei distretti biologici. È l’unica Regione ad essere in regola con il D.M. del 21 dicembre 2022, che stabilisce i requisiti e le condizioni per la costituzione dei Distretti Biologici.

Madrina della legge regionale è la Consigliera Silvia Zamboni, che al TG3 regionale chiarisce come i distretti biologici siano da considerarsi delle comunità che praticano agricoltura, allevamento e altre attività economiche sostenibili e a tutela della biodiversità. Non sono funzionali solo all’ambiente, ma hanno una valenza ecologica e culturale, volàno di un’economia diversa che cerca di fare rete fra le realtà già attive nell’ambito dello sviluppo sostenibile.

Questa legge ha lo scopo di far crescere il biologico sul territorio regionale e rappresenta un importante strumento per la valorizzazione e la diffusione del metodo biologico e biodinamico. Una norma che vede la luce a meno di un anno dal Decreto Ministeriale (D.M. del 21 dicembre 2022) che demandava alle regioni l’emanazione di specifiche leggi. Tale Decreto norma un modello nato nei primi anni 2000 da un’idea di AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) che ha favorito la costituzione a livello nazionale di ben 23 biodistretti a marchio AIAB. Come sottolineato dal Presidente di AIAB Federale, Giuseppe Romano, il punto principale è evitare derive verso bassi standard di qualità.

Secondo l’ultimo rapporto del SINAB sull’agricoltura biologica 2022 in Italia, la Regione Emilia-Romagna si colloca al quinto posto per numero di imprese nel settore (7.330 imprese biologiche attive, + 5,85% rispetto al 2021). Al momento i distretti già formati o in formazione, che intendono farsi riconoscere dalla legge regionale, sono otto:

  • Distretto del biologico nell’Appennino Bolognese
  • Distretto biologico Valli del Panaro
  • Distretto biologico della Val Bidente e dell’Alta Val Rabbi
  • Distretto biologico di Reggio Emilia
  • Distretto biologico di Parma
  • Biodistretto Alte Valli nell’Appennino Parmense, Toscano, Ligure
  • Distretto biologico della Romagna Estense
  • Distretto biologico del Comune di Cesena

In particolare quelli di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma hanno costituito una rete informale con l’intenzione di riportare vita e vitalità in un territorio fortemente compromesso, recuperando e difendendo la biodiversità autoctona e preservando la qualità dell’acqua, del suolo e dell’aria: azioni necessarie per ridonare fertilità alla terra, dignità alla vita degli animali, riavvicinando così l’uomo al suo territorio e alimentando una rete di attori consapevoli e solidali tra loro. In altre parole, il distretto biologico ha lo scopo di risanare l’intero sistema agroalimentare e tutto ciò che da esso dipende e deriva attuando, a livello locale, una rigenerazione ecologica integrale e riportando al centro metodi di produzione (e consumo) sostenibili, con la tutela della bellezza e complessità del territorio e del paesaggio, la difesa della diversità morfologica, biologica (biodiversità) e le diversità di gusto e sapori dei prodotti tipici locali; tutti aspetti cruciali per una reale prevenzione e valorizzazione territoriale.

La legge, che si compone di 12 articoli, istituisce un Fondo regionale per la promozione dei distretti, dotato di 50 mila euro nel 2023 e di 100 mila euro su 2024 e 2025. Viene indicato nel Piano del distretto lo strumento di programmazione ed è prevista anche l’istituzione di un Osservatorio regionale dei distretti del biologico, con il compito di monitorare l’attuazione dei risultati previsti.

 

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