Consigliera Lucchi, l’agroalimentare è il cuore pulsante dell’Emilia-Romagna, ma vive un’epoca di forti scossoni geopolitici e di mercato. Qual è la fotografia attuale sullo stato di salute del settore?
L’agroalimentare emiliano-romagnolo continua a rappresentare uno dei pilastri della nostra economia e uno dei comparti più dinamici del Paese. È una filiera che genera valore, occupazione e identità territoriale, capace di esportare nel mondo qualità, innovazione e sicurezza alimentare. I numeri confermano questa forza. Secondo una recente analisi di Nomisma presentata all’Assemblea di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Emilia- Romagna, il sistema cooperativo agroalimentare regionale conta circa 500 imprese, genera un fatturato di 16,1 miliardi di euro e rappresenta il 39% dell’intera industria agroalimentare emiliano-romagnola, incidendo per il 17% sulla produzione industriale alimentare nazionale. Sono dati che raccontano non solo la rilevanza economica del comparto, ma anche il ruolo strategico della cooperazione come strumento di aggregazione, innovazione e valorizzazione del lavoro agricolo.
Spesso si tende a contrapporre la tutela ambientale allo sviluppo economico. In che modo la Regione Emilia-Romagna sta guidando le imprese agricole verso una transizione ecologica che sia anche economicamente sostenibile e non penalizzante?
Sarebbe sbagliato in tutto questo però nascondere le difficoltà che il contesto economico e ambientale ci mette di fronte. I cambiamenti climatici, l’aumento dei costi di produzione, le emergenze fitosanitarie, l’instabilità internazionale e le tensioni commerciali stanno mettendo sotto pressione molte imprese agricole. Per questo condivido l’idea che oggi sia fondamentale rafforzare la capacità produttiva delle aziende, accompagnandole nei processi di innovazione e sostenendole nella competizione sui mercati internazionali. Recentemente per sostenere le imprese agricole che investono e finanziare più domande per un fabbisogno che continua a crescere la Regione Emilia-Romagna ha scelto di riallocare quasi 49 milioni di euro del Programma di Sviluppo Rurale per far scorrere le graduatorie dei bandi e sostenere nuovi investimenti in competitività, innovazione, benessere animale, qualità delle produzioni e tutela dell’ambiente. Una scelta che nasce dalla forte partecipazione delle imprese ai bandi finanziati con i fondi europei dello sviluppo rurale. Nei procedimenti attualmente in istruttoria, infatti, a fronte di circa 157 milioni di euro disponibili, le domande presentate superano i 512 milioni: un dato che conferma la vitalità del sistema agricolo e agroalimentare emiliano- romagnolo e la volontà delle aziende di continuare a investire per innovare, migliorare la sostenibilità delle produzioni e rafforzare la propria capacità competitiva. I cambiamenti climatici e le recenti alluvioni hanno portato all’attenzione l’importanza dell’acqua e della cura del territorio.
Quali sono le strategie prioritarie della Regione per una gestione idrica efficiente, che sappia tutelare sia l’ambiente sia il lavoro degli agricoltori?
L’acqua sarà una delle grandi sfide dei prossimi decenni, soprattutto per una regione come l’Emilia-Romagna, che ha costruito una parte importante della propria competitività agricola sulla capacità di gestire in modo efficiente la risorsa idrica. Per questo stiamo investendo nel rafforzamento delle infrastrutture, nell’efficientamento delle reti irrigue e nell’adozione di sistemi sempre più innovativi per ridurre gli sprechi e aumentare la resilienza delle aziende agricole. In questo quadro il Canale Emiliano-Romagnolo rappresenta una delle opere strategiche più importanti del nostro territorio: una vera e propria infrastruttura di sicurezza che consente di portare l’acqua dove serve, sostenendo l’agricoltura e garantendo una maggiore capacità di risposta nei periodi di siccità. Accanto a questo, il ruolo del Consorzio di Bonifica della Romagna è fondamentale sia per la distribuzione della risorsa idrica alle imprese agricole sia per le attività di manutenzione e presidio del territorio. La gestione dell’acqua e la difesa del suolo sono infatti due facce della stessa medaglia. Continuare a investire nella manutenzione dei corsi d’acqua, nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nelle opere di bonifica significa tutelare l’ambiente, sostenere il lavoro degli agricoltori e rafforzare la sicurezza delle nostre comunità.
Per rimanere leader in Europa, il nostro comparto agricolo deve innovare. Su quali leve intende puntare la Regione per garantire che le nostre imprese rimangano competitive a livello globale?
I numeri dell’export ci dicono che l’agroalimentare dell’Emilia-Romagna è una filiera forte, competitiva e sempre più riconosciuta sui mercati internazionali: nel 2025 abbiamo raggiunto 13 miliardi di euro di esportazioni, con una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente. Un risultato che conferma il valore delle nostre produzioni e la capacità delle nostre imprese di affrontare la sfida globale. Per continuare su questa strada dobbiamo però sostenere ancora di più la presenza delle aziende sui mercati esteri, perché oggi la competitività si gioca anche sulla capacità di farsi conoscere e creare nuove relazioni internazionali. Per questo la Regione continuerà a investire sulla promozione del Made in Emilia-Romagna, accompagnando le imprese nelle principali fiere internazionali di settore, nelle missioni commerciali e nei percorsi di internazionalizzazione. Portare le nostre aziende nei luoghi dove si incontrano buyer, operatori e nuovi mercati significa creare opportunità concrete di crescita, soprattutto per le piccole e medie imprese che da sole spesso fanno più fatica ad affacciarsi allo scenario globale. Ma l’export da solo non basta: dobbiamo rafforzare la competitività delle nostre filiere investendo su innovazione, ricerca, digitalizzazione e sostenibilità. La sfida è continuare a unire la forza della nostra tradizione agroalimentare con la capacità di innovare, valorizzando produzioni uniche che rappresentano un vero biglietto da visita dell’Emilia- Romagna nel mondo.
Quali sono i trend attuali dell’imprenditoria femminile in Emilia-Romagna e come sta cambiando la mappa del lavoro nei campi?
L’imprenditoria femminile in Emilia- Romagna sta vivendo una fase di crescita e trasformazione importante. I dati ci restituiscono una fotografia positiva: a settembre 2025 il numero di imprenditrici, professioniste e lavoratrici autonome è aumentato di 7 mila unità rispetto all’anno precedente, con una crescita del 5,2%, dopo la flessione registrata nel 2024. Un segnale che dimostra come sempre più donne scelgano di investire nelle proprie competenze e nella capacità di fare impresa. Oggi in Emilia-Romagna sono oltre 90.000 le imprese guidate da donne, circa una su cinque del totale regionale, con una presenza significativa anche di giovani imprenditrici e donne di origine straniera: un elemento che racconta un sistema produttivo dinamico, aperto e inclusivo.
Dal suo punto di osservazione, qual è il valore aggiunto della leadership e del management femminile nel ridisegnare il modello di impresa agricola?
Il mondo agricolo sta cambiando e la figura dell’imprenditrice agricola non è più solo legata alla gestione tradizionale dell’azienda, ma sempre più spesso interpreta un ruolo di innovazione, diversificazione e valorizzazione del territorio. Le donne nei campi portano nuove competenze, attenzione alla sostenibilità, capacità di sviluppare agricoltura multifunzionale, agriturismo, trasformazione dei prodotti e nuove forme di commercializzazione.
Quali misure concrete o bandi specifici del CSR (Complemento di sviluppo rurale) sono attualmente attivi o previsti a sostegno delle imprenditrici agricole regionali?
Il sostegno alle imprenditrici agricole passa da strumenti concreti che aiutano le aziende a crescere e a trovare nuove strade. In questo senso il Complemento di sviluppo rurale 2023-2027 mette in campo opportunità importanti: si è appena chiuso il bando dedicato all’agricoltura sociale, con una dotazione complessiva di 1,5 milioni di euro. La misura sostiene le aziende agricole che vogliono sviluppare attività rivolte all’inclusione, ai servizi alle persone e al rafforzamento del legame con le comunità locali. Accanto a questo, nei prossimi mesi arriveranno altre misure del CSR, tra cui l’intervento sugli interventi selvicolturali, con circa 840.000 euro a disposizione per la gestione sostenibile del patrimonio forestale. Sono strumenti che guardano a un’agricoltura che cambia: non solo produzione, ma anche servizi, innovazione e nuove opportunità di lavoro, con un’attenzione particolare alla crescente presenza delle donne nel settore.
L’Emilia-Romagna è stata pioniera con la legge regionale sulla parità di genere. A che punto siamo con la sua applicazione nel settore primario e quali saranno i prossimi passi legislativi per colmare il divario di genere nelle aree rurali?
L’agricoltura in Emilia-Romagna sta cambiando volto, e a guidare questa transizione sono sempre più le donne. Con circa il 31% delle imprese agricole regionali a guida femminile, il comparto non è più solo una questione di produzione, ma è diventato un vero e proprio laboratorio di innovazione sociale. Oggi, la storica Legge regionale 6/2014 non è più solo una norma sulla carta, ma si è tradotta in strumenti concreti. Pensiamo ai bandi di Unioncamere che spingono verso la certificazione di genere — offrendo sgravi reali a chi investe in equità — o alla spinta impressa dalla Legge 1/2022 sull’agricoltura sociale. In questo ambito, le imprenditrici hanno saputo leggere i bisogni del territorio, trasformando le proprie aziende in presidi di welfare e inclusione per le fasce più fragili. Ma la sfida vera si sposta ora sui tavoli decisionali e sul futuro delle aree rurali. Non basta più contare le imprese; bisogna cambiare la governance. La Regione ha infatti aperto un cantiere ambizioso per portare le donne ai vertici dei Consorzi di bonifica e delle cooperative, luoghi dove la voce femminile è stata troppo a lungo in sordina. Il cambio di passo più significativo arriva però dalla programmazione finanziaria: grazie al nuovo Regolamento regionale sulla valutazione d’impatto di genere, i fondi del PSR non saranno più distribuiti “a pioggia”, ma peseranno la loro capacità di creare empowerment femminile e contrastare lo spopolamento delle aree interne.
Quali altri strumenti finanziari o sinergie con il sistema bancario e i consorzi di garanzia sta promuovendo la Regione per dare “ossigeno” e capitale alle aziende agricole a guida femminile?
Con lo stanziamento di 1,9 milioni di euro, la Regione Emilia-Romagna interviene concretamente per abbattere il costo del credito agricolo. L’agevolazione — che taglia gli interessi fino a 2,5 punti — mira a dare respiro immediato alle imprese della produzione primaria, con una corsia preferenziale dedicata a chi ha subito danni dalle alluvioni del 2023, 2024 e 2025. La gestione è affidata ai Confidi, che hanno raccolto le domande entro il 22 giugno, privilegiando, oltre agli alluvionati, i giovani agricoltori e i comparti frutticolo e vitivinicolo. In un momento di delicata ripartenza, si tratta di una manovra mirata a trasformare il sostegno pubblico in liquidità reale e tempestiva per il nostro territorio.
La cooperazione è il tratto distintivo dell’economia emiliano-romagnola. In che modo il modello cooperativo può favorire l’inclusione, la crescita professionale delle donne e il ricambio generazionale in agricoltura?
In Emilia-Romagna, il modello cooperativo trasforma l’agricoltura in un sistema inclusivo, superando la frammentazione fondiaria e abbattendo le barriere d’ingresso tramite la mutualità. Per le donne, la cooperazione promuove la parità offrendo servizi di welfare per la conciliazione vita-lavoro e valorizzando competenze 8 NUMERO 7 | SETTEMBRE | 2026 nell’agricoltura sociale e nella bioeconomia, sostenute da reti di rappresentanza dedicate. Per i giovani, il sistema riduce il peso del capitale iniziale necessario per terreni e impianti, garantendo al contempo competitività globale grazie alle economie di scala delle grandi cooperative di conferimento. Questo ecosistema, potenziato dagli strumenti regionali come il Pacchetto Giovani (premi fino a 70.000 euro) e i fondi per l’imprenditoria femminile, non solo facilita l’accesso al credito e alla formazione, ma assicura una redistribuzione del valore più equa, rendendo il settore agricolo un’opportunità di crescita professionale concreta e sostenibile.
Che ruolo giocherà la componente femminile nei prossimi anni per promuovere l’eccellenza, la tracciabilità e la qualità dei marchi DOP e IGP emiliano-romagnoli nel mondo?
Nei prossimi anni, la componente femminile sarà il motore fondamentale della competitività internazionale dell’agroalimentare emiliano-romagnolo. Assumendo ruoli chiave nella produzione e nel management, le professioniste stanno ridefinendo il posizionamento delle 45 eccellenze DOP e IGP puntando su tre direttrici strategiche: la trasformazione della tracciabilità in un racconto empatico che valorizza l’autenticità locale, la guida di pratiche produttive sostenibili che innalzano gli standard qualitativi e la creazione di reti globali che integrano cibo, vino e turismo esperienziale. In questo modo, le donne non si limitano a gestire le filiere, ma agiscono come vere ambasciatrici del Made in Italy, capaci di coniugare la forza della tradizione regionale con le attuali richieste di trasparenza e innovazione dei mercati mondiali.
Altre informazioni che vuole aggiungere?
Vorrei sottolineare che il futuro dell’agricoltura emiliano-romagnola si costruisce investendo nelle persone. Servono giovani, competenze, innovazione e una forte alleanza tra istituzioni, imprese e mondo della ricerca. La Regione continuerà a fare la propria parte, sostenendo chi produce valore, tutela il territorio e contribuisce ogni giorno a rendere l’Emilia- Romagna una delle eccellenze agroalimentari europee.
Un messaggio ai Soci e alle Socie C.A.C.
C.A.C. rappresenta una realtà di grande valore per il nostro territorio e per l’intero sistema agricolo regionale. Ai Soci e alle Socie va il ringraziamento per il lavoro che svolgono ogni giorno con professionalità, competenza e capacità di innovare. In un periodo di grandi trasformazioni, la forza della cooperazione, la qualità delle produzioni e la capacità di guardare al futuro saranno elementi decisivi. Sono certa che, insieme, sapremo affrontare le sfide che abbiamo davanti e continuare a costruire un’agricoltura sempre più sostenibile, competitiva e capace di creare opportunità per le nuove generazioni.