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L’ASSEMBLEA DI LEGACOOP ROMAGNA DALLE PAROLE DI PAOLO LUCCHI, PRESIDENTE DI LEGACOOP ROMAGNA

Il 12 febbraio scorso abbiamo vissuto assieme in contemporanea tre eventi importantissimi per Legacoop Romagna: l’Assemblea annuale, ma anche l’Assemblea di metà mandato che, partendo dal Piano strategico votato nell’assemblea congressuale del 23 febbraio 2023, sono state fondamentali per collocare al meglio l’attuale elaborazione della nostra associazione romagnola; infine l’avvio delle celebrazioni per l’80°anniversario della presenza di Legacoop in Romagna: momenti indispensabili per collocare all’interno degli 80 anni dalla Liberazione del 1945 una riflessione su ciò che abbiamo rappresentato per la cooperazione e per questo territorio. Questo ci ha fatto sentire ancora più uniti e determinati a chiarire il ruolo della cooperazione romagnola oggi e nel prossimo futuro. A Piangipane (RA), infatti, abbiamo anche colto l’occasione – alla presenza di buona parte della Giunta regionale dell’Emilia- Romagna, di una ventina di Sindaci romagnoli e dei Presidenti delle due Camere di Commercio del nostro territorio – per fare il punto con il Presidente della Regione Michele De Pascale, a poche settimane dal suo insediamento. Una giornata, quindi, densa di impegni per la cooperazione e per le Istituzioni, durante la quale abbiamo chiarito come la nostra sia un’elaborazione che non nega i problemi, ma indica sempre soluzioni possibili, che in molti casi mettono in discussione noi stessi. Perché sappiamo bene come essere cooperatori significhi indicare le soluzioni, oltre ai problemi; soprattutto se cooperatori romagnoli con sulle spalle il peso e l’orgoglio di una storia partita a Ravenna più di 140 anni fa.

LAVORO

Il lavoro che cambia tra la difficoltà di tante imprese cooperative – a partire da quelle in ambito agricolo, come C.A.C. – nel reperire personale e le sfide dell’intelligenza artificiale che, nel pieno delle sue contraddizioni, in poco tempo creerà 69 milioni di posti di lavoro, ma renderà anche inutili 83 milioni di lavoratori attuali (dati Word Economic Forum), con processi tanto accelerati da portare, entro il 2030, un lavoratore ogni sedici di quelli attuali a cambiare mansione. E ciò mentre le dinamiche salariali italiane stanno distanziando sempre più i nostri lavoratori dal resto dei colleghi europei, se è vero che secondo i dati Eurostat del 2023 lo stipendio medio in Germania è di 35.000 euro, in Francia di 28.000, in Spagna di 27.000, nell’UE di 24.500, mentre in Italia di soli 24.000 euro.

DAZI

I dazi, il cui impatto non riguarda solo l’export ma crea un generale senso di instabilità per le imprese, poiché la sola minaccia di cambiarne l’impostazione, lanciata dal Presidente statunitense Trump, e inserita in una dinamica resa già debole dalla crisi in Ucraina, dalle tensioni in Medio Oriente dai problemi nei trasporti nell’area di Suez, sta causando una destabilizzazione cui serve reagire con una risposta forte e coordinata da parte dell’Unione Europea, capace di tutelare la qualità e la redditività delle nostre produzioni, di quelle manifatturiere e agricole in primis.

DEMOGRAFIA

Le dinamiche demografiche, che impongono di ridisegnare, e in fretta, l’organizzazione della nostra rete d’impresa ma, soprattutto, una rete dei servizi sanitari e socio-sanitari indebolitasi in questi anni a causa del mancato riconoscimento degli aumenti da parte delle stazioni appaltanti, soprattutto pubbliche, alle prese con la necessità di una riprogettazione dell’intero sistema (a partire dall’accreditamento regionale).

ECONOMIA E TUTELE

La necessità di rivedere i processi di sviluppo del nostro territorio, che va non solo messo in sicurezza dai pericoli evidenziatisi durante le alluvioni che l’hanno martoriato negli ultimi due anni, ma anche supportato nel tentativo di incentivare la sostenibilità delle produzioni agroalimentari e della pesca; di contrastare il dumping contrattuale per le imprese di servizio; di condividere, per la spiaggia e il turismo, una applicazione equa della direttiva Bolkestein; di sostenere la stampa e l’informazione professionale e tutelare le produzioni artistiche e teatrali; di valorizzare il patrimonio delle Case del Popolo.

 

Per questo al Presidente De Pascale abbiamo chiesto di attestarsi almeno su 5 punti saldi tra quelli da lui individuati nel suo programma di mandato:

SANITÀ PUBBLICA

La sanità pubblica, che è ciò che ci distingue dal resto del Paese e i cui contorni, però, vanno ridisegnati sulla base dei nostri valori di comunità, dell’inverno demografico, di un’immigrazione anche necessaria al nostro sistema d’impresa.

WELFARE

Il sistema di welfare, una ricchezza che, alla luce delle nuove dinamiche famigliari, deve vederci mettere in campo un nuovo pensiero su orari, professionalità, coinvolgimento delle famiglie e dei cittadini.

DIRITTO ALLA CASA

Il diritto alla casa, allo stesso tempo declinabile in esigenza imprescindibile per il mondo del lavoro, l’accoglienza, l’attrattività della Romagna, il consolidamento dell’università. Per renderlo effettivo, serve prima di tutto una nuova politica nazionale, ma anche un obiettivo comune su consumo zero di territorio e recupero degli immobili oggi inutilizzati.

EMILIA – ROMAGNA

La capacità di rafforzare il peso sociale ed economico della Romagna, partendo anche da alcuni punti saldi, quali il pieno sviluppo delle potenzialità del Porto di Ravenna, anche nell’ambito della nuova Zona Logistica Semplificata, porto dell’intero sistema d’impresa della Regione; la capacità di concretizzare la costruzione di un sistema fieristico e aeroportuale emiliano-romagnolo di grande equilibrio, che potenzi il ruolo degli hub di maggior attrattività, mettendo al servizio degli stessi e di tutti gli altri i luoghi oggi alla ricerca di una identità più chiara.

Si tratta non di semplici richieste, ma di una vera e propria “visione” del nostro territorio – la Visione Cooperativa, per citare la nuova testata di Legacoop Romagna – che deve consentirci non solo di affrontare le emergenze, ma piuttosto di provare a costruire un nuovo progetto di sviluppo. E di farlo a partire da quella capacità di valorizzare il ruolo delle donne e degli uomini delle nostre cooperative, che cerchiamo di concretizzare ogni giorno, sapendo che solo da qui può partire la possibilità di affrontare le sfide di un’innovazione sempre più accelerata. Consapevoli come siamo che le cooperative importanti come C.A.C. negli anni per riuscire a vincere quelle sfide di innovazione produttiva, di qualità, di internazionalizzazione, hanno investito con continuità, senza mai dimenticare le radici valoriali che ci uniscono, ma anche senza mai sottovalutare una capacità di interpretare le sfide che la modernità, oggi più di ieri, ci sottopone.

L'importanza di essere certificati

Uno sviluppo sostenibile