Marzo, il mese della primavera, quando alcune colture vengono seminate e altre sono risvegliate perché già in campo dall’autunno scorso; questa immagine, quasi poetica, è normalità per la natura, mentre per noi imprenditori agricoli significa ogni anno una sfida nel mettere in atto tutte le operazioni utili al raggiungimento del miglior risultato possibile, a livello produttivo e qualitativo. Per i Soci questo mese è ulteriormente importante per lo svolgimento delle riunioni tecniche territoriali: sono momenti significativi per la nostra attività, dove oltre ad analizzare i numeri del bilancio 2024 (pressoché definitivi) e le prospettive per la campagna in corso, possiamo confrontarci su molteplici altre problematiche affrontate dalle nostre aziende agricole. Secondo il nostro parere, l’agricoltura italiana ed europea non hanno l’attenzione che meritano. Oggi si parla spesso del ruolo fondamentale che il settore agroalimentare deve avere per attrarre le future generazioni: auspichiamo che non siano solo buone intenzioni e che a breve la politica nazionale ed europea mettano in pratica tutte le soluzioni possibili per ridare competitività a un settore che negli ultimi anni ha subito una palese regressione. In Italia quasi tutti i settori produttivi agricoli hanno perso marginalità a causa dell’aumento dei costi sostenuti. Inoltre, soffrono da una parte una maggiore difficoltà nell’affrontare i mercati interni, dall’altra la complessità nel rendersi competitivi sui mercati mondiali dovuta all’instabilità causata da conflitti internazionali; e per ultimo anche lo spauracchio dei dazi proclamati dal Presidente degli Stati Uniti. Per le produzioni sementiere vi sono altre problematiche, ad esempio: difficoltà nel reperire lavoratori e prodotti fitosanitari per particolari produzioni, requisiti normativi complessi, oneri burocratici soffocanti, cambiamenti climatici e instabilità idrogeologica di alcuni territori. Da questi dati inconfutabili possiamo affermare che il settore agroalimentare sta affrontando oggi una trasformazione strutturale impegnativa, con una popolazione agricola invecchiata: in Europa solo il 12% degli agricoltori ha meno di 40 anni e il reddito rimane significativamente inferiore alla media del resto dell’economia. Questo influisce sull’attrattività e limita la capacità di investimento e innovazione. In questo spazio si è voluto elencare solo alcune delle problematiche evidenziate anche dalle ultime proteste degli agricoltori, ma credo siano già sufficienti per affermare che occorre ripensare il settore primario e il ruolo che merita. La risposta è il miglioramento del reddito agricolo attraverso il mercato, dove la distribuzione dei ricavi deve essere di pari dignità rispetto agli altri anelli della catena alimentare, mentre oggi purtroppo assistiamo ad un gioco al massacro dove l’onere dei costi colpisce in modo sproporzionato i produttori primari. Non è nel nostro stile soffermarci solo sui lati negativi, ma non possiamo soprassedere: il periodo storico è importante e la politica può fare molto per risolvere alcune delle problematiche sul piatto. Per quanto riguarda C.A.C. non cambieremo le nostre linee guida, che vedranno al centro l’interesse per il cliente e per la base sociale, lavorando per una sempre maggiore sinergia in modo che il Socio non sia mai l’anello debole della filiera. Del resto, che senso ha creare anelli deboli e forti se poi la catena si spezza? Lo abbiamo sempre dimostrato nei rapporti consolidati con i nostri clienti, e questo è il motivo delle partnership forti sviluppate in questi ultimi anni.
Arrivederci alle riunioni tecniche.